*Marghe*'s profileC'è una meta per il vent...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
|
Dopo lunghe peripezie sono riuscita anch'io ad inserire il guestbook (grazie karol!)..... Lasciate un commento, una frase, una dedica o anche un semplice saluto se ne avete voglia! kiss LA MACARENA
C'è una meta per il vento dell'inverno: il rumore del mareJanuary 15 Canto stonatoCanto stonato
accarezzava il rantolo di morte
nella pozza artificiale.
Volevo dirti di più di me,
angoscia che straborda,
un lato fisso, franato
giuro che non oserei ora
se fossi
modellata
tra fame e l’abbondanza
ed è impenetrabile
la logica dei sensi
di invidia, rancore viola
e grida,
un sorriso tecnologico che lampeggia
svelando i nuovi poveri
ma io, sì, sempre io
una serpe che striscia infida,
un gatto che si affusola tra i panni e la lana infeltrita,
strozzavo il tuo intellettualismo.
La testa riversa
è fiato
che mi appanna il finestrino. October 09 La matassa
Parete bianca dal latte che gocciola, una curva stretta nel primo sbadiglio.
Si corruccia la fronte, lacrime respirano fuori il silenzio e ci stringe in legame la treccia di corda ritorta attorno alle dita.
Con paura ti sfioro, inconsapevole della tua forza, metamorfosi continua di gesti rapidi e precisi di arti lunghi di ciglia sottili ad occhi chiusi.
Due spanne la matassa, fibra spessa di un amore che cresce. September 24 Sempre per servirvi“Sempre per servirvi, Signora! Me ne torno nella mia cucina. Ci ritroverò i miei guanti e la puzza dei miei denti. Il rutto silenzioso dell’acquaio. Io son la serva. Voi, almeno, voi non potete insozzarmi.”
da “Le Serve” di Jean Genet
Serve, odore di fritto.
Crepe sul viso della follia, sulle ginocchia, sulle spalle divelte, vendetta e morte come sorelle scarnificate o fiamme di luce nera?
Vibrava la torcia nell’illuminare il funerale.
Eccola, sfrontato l’abito rosso, scende le scale irrigidita dall’indifferenza -guanti da cucina alle mani- nessuna alternativa al suo labbro marcato.
Pietà, Signora. May 31 Contatto. Un riflesso.Collidono massi lunari
attorno all’asse di equilibrio,
aria compressa che diviene umida
nell’assenza di vuoto,
di mani che si protendono e strappano
carnefici
sorde percussioni.
Assisto piatta:
trattengo e imprimo
moti rotatori
da ansia di controllo
rilanciato frontale.
Non siamo altro
che feticci amorfi,
una frazione e si crea il livido;
il sussulto è solido,
scivola la cataratta
come barlume annegato
da ritmi pianificati,
corse perse,
angoli smussati appuntiti ancora. |
There are no categories in use.
|
|||||||||||||||||||||||||
|
|